Se le cose nella mia vita girassero in modo perfetto… Ho fame di progetti
Ho fame di chiarezza
Ho fame di coerenza
Ho fame di solitudine
Ho fame di libertà
Ho fame di vero amore
Ho fame di pazienza
Ho fame di novità
Ho fame di fango e neve
Ho fame di pioggia
Ho fame di sacrifici
La mia fame è arancione
Ho fame di condivisione
Ho fame di cambiamenti
Ho fame di risposte
Ho fame di chiacchierate
Ho fame di silenzio
Ho fame di libri
Ho fame di albe e tramonti
Ho fame di semplicità
Ho fame di ritrovarti
Ho fame di fuoco e fiamme
Ho fame di serenità
La mia fame brontola
La mia fame non tollera inganni
o contrattempi
La mia fame scalpita come un bambino parcheggiato nel carrello della spesa
La mia fame non si trattiene
E il senso d'attesa è denso come l'olio
galleggia in superficie, sopra la mia testa, come nubi cariche di tuoni e pioggia
Ok, ho capito, mi rimbocco le maniche, scarto le gocce, e vado
L'oroscopo del mio segno di qualche giorno fa (no, non uno di quegli oroscopi fighi ammantati da un'aura new age esoterica ed esistenzialista, ma uno di quelli da giornalino gratuito distribuito nelle stazioni della metro o, in una città tipo Venezia, alle fermate dei vaporetti), l'oroscopo, insomma, recitava: Gemelli, anche se a volte cercate la quiete, poi, quando la ottenete, vi annoiate da morire, perché in realtà nel caos ci sguazzate benissimo!
Parafrasando senza ritegno, ma il concetto è quello.
E comunque, è stata una sorta di illuminazione!
Perché è vero che, anche se mi sembra di perdere la tramontana, di annaspare cianotica alla ricerca di un punto cardinale sensato, di sgretolarmi come mercurio scappato via da un termometro rotto, io nel caos mi diverto, mi sento viva.
Non lo so gestire molto bene, spesso e volentieri, ma lo preferisco di gran lunga alla media ponderata di un quieto tran tran.
Salvo lamentarmi che il quieto tran tran è esattamente quello che vorrei.
Per poi, se per caso questo si trovi a sopraggiungere, scapparne via a gambe levate.
E così il cerchio si chiude e si riapre di continuo.
Ed io mi beo della mia mutevole e incostante condizione.
A volte mi trovo io stessa fastidiosa, e so che posso risultarlo agli altri. So che posso rompere le balle, con i miei sì ma no ma forse, lo so benissimo.
Ma non ci sono malizia, premeditazione o disonestà nel mio divenire.
Non sono un punto fermo, anche se di punti fermi ne ho più di quanti io creda.
E molti ancora ne vorrei, ma con brio.
Per alcuni aspetti, sarebbe bene che il mio caos lo disciplinassi, onde non incorrere in crisi isteriche ogni volta che cerco qualcosa che non so proprio bene dove io abbia riposto.
Tralasciando l'aspetto più pragmatico della questione, però, mi chiedo se non sarebbe il caso anche, forse, di rivedere un po' il mio ambito relazionale, soprattutto con l'altro sesso. Sarà mica un caso che fugga a gambe levate dai Bravi e Buoni Ragazzi e vada sempre ad impelagarmi con i Magnetici e Fascinosi Gigioni? Che dai primi io fugga in preda agli sbadigli, e che dai secondi venga mollata come un cane in autogrill nel giorno di Ferragosto?
Mmmmm...
... è che, uffa, mi piace avere qualcuno di brillante vicino, qualcuno che mi stimoli, solletichi la mia curiosità e mi faccia fare un sacco di cose interessanti.
Un uomo-agenzia-di-viaggi, in quattro parole.
Con cui, però, ahimé, di solito dura pochissimo. Per volontà sua.
Mentre col Bravo e Buon Ragazzo dura altrettanto pochissimo. Ma per volontà mia.
Insomma, quel che spero è di trovare un giusto equilibrio fra i due, prima o poi.
E fra quiete e caos, in generale.
Penso che dovrei andare a dormire, ma non ne ho alcuna voglia, ancora, nonostante le palpebre pesino per il sonno come macigni. Metto su un po' di musica, mio alimento principale in questi giorni, e accarezzo l'idea di un'ultima sigaretta e di un biscotto, che di certo mi traghetterebbero verso le braccia di Morfeo con qualche senso di colpa in più, ma magari con la mente un po' più sgombra dalla stanchezza.
Fuori piovono minuscoli frammenti d'acqua, talmente insignificanti che non si sentono nemmeno crepitare giù, lungo la grondaia; frammenti sputacchiati da un cielo autunnale di cui non ho proprio più voglia. Non ora che è primavera, non ora che voglio solo luce e calore.
Ho voglia di molte cose, in questo periodo. Terminato il lungo letargo invernale, mi sono riscoperta viva, brillante, pungente come calce viva e pronta ad esplodere come dinamite. Sto accarezzando sogni con immensa paura ed ancor più forte curiosità, io che dalla spinta della curiosità riesco sempre a trarre stimoli febbrili ed intensi, seppur spesso poco duraturi. E' la costanza che mi fa difetto, in qualsiasi cosa io faccia o stato d'animo viva.
Purtroppo?
Per fortuna?
Non lo so.
Però so anche essere molto fedele: ai miei sogni, per esempio. Anche se qualcuno, lo ammetto, l'ho tradito. E pure malamente. Dovrei dare più fiducia agli istinti e ai suggerimenti del mio inconscio, soprattutto quando mi sembrano totalmente irrazionali e pazzeschi.
Sono proprio loro, mi sa, a rivelare la vera essenza di me.
Oggi ho sentito una canzone per radio. Una canzone davvero bella, che non ho potuto fare a meno di ascoltare con intensa concentrazione, e che mi ha alleggerito il cuore. Perché sembra parlare proprio di come io mi senta ora. E nonostante la presenza di una Gianna Nannini che in genere non tollero più di tanto, mi arrischio addirittura a postarla qui, ecco.
Tu che sei parte di me
Le tue braccia lunghe
spalancate all’aria
Solo nel vento sei sempre felice
Butta via i ricordi, getta ogni cornice,
lascia spazio alle cose a venire
Fuori
c’è una notte intera
Puoi perderti..
Tu che sei parte di me
e lasci fuochi
piccole tracce
per riportarmi a casa
Tu che sei parte di me
Ultima luce,
ultima insegna accesa
E ogni nuova paura
alza il fumo negli occhi
e le parole cominciano male..
Ti riuscissi a dire,
riuscissi a spiegare
E’ solo pelle che inizi a cambiare
Fuori
C’è una vita intera,
vuoi perderti?
Tu che sei parte di me
e sciogli i fili,
le resistenze,
le mie mani chiuse
Tu che sei parte di me
e porti sogni
e mi fai sorprese
Tu che sei parte di me
Soli per la notte intera,
soli per la vita intera
Tu che sei parte di me
e sciogli i fili,
le resistenze,
le mie mani chiuse
Tu che sei parte di me
e porti sogni,
e mi fai sorridere
Fuori
una notte intera
Fuori
una vita intera
Woody allen è un regista, attore, personaggio estremamente controverso.
C'è chi lo adora senza riserve, chi lo considera solo uno sfigato paranoico incestuoso.
Si può dire molto di lui, nel bene e nel male.
Ma che dire, invece, di quei buontemponi che hanno caricato sul mulo (fine metafora anti-guardia di finanza) due film porno di pessima qualità (e dalla recitazione dilettantesca) al posto, rispettivamente, di Io ed annie e Hannah e le sue Sorelle?
Di fronte a tale disgrazia, l'aver scaricato l'ultima canzone della Zanicchi a San Remo invece degli Afterhours è passato decisamente in secondo piano.
P.s. AAA film porno cedesi, modici prezzi, qualità video ottima.
Quand'ero piccola, ero evidentemente molto timida.
E mi vergognavo un sacco a pronunciare una parola che, per me, aveva un significato prettamente peccaminoso. Una parola che costituiva nella mia mente l'anticamera del sesso (a ben guardare, non avevo esattamente tutti i torti).
La parola in questione era: gambe.
La Regina Vittoria sarebbe stata molto fiera di me.
Questo, per me, è uno di quei momenti in cui è forte il bisogno di raccogliermi un po', e cullarmi nei più intimi segreti della mia anima, che diventa rifugio e capanna sull'albero. Tiro su la scala di corda, e lì me ne sto, sola, al riparo delle fronde.
Il chiasso, il rumore, le voci, il frastuono sono un di più; anzi, più che un di più, un elemento di disturbo.
E' un momenti in cui trovo bello rimanere concentrata solo sui battiti del mio cuore, sulla tensione della mia volontà, sugli sciabordii delle viscere e del sangue che scorre.
Questo mi sta portando ad un'accurata selezione delle cose che voglio e non voglio fare, delle persone che voglio e non voglio vedere, degli stati d'animo che voglio e non voglio sentire, degli obiettivi che voglio e non voglio raggiungere.
Per me, che spesso mi sono sentita come se stessi scivolando su un piano inclinato, senza alcuna possibilià di aggrapparmi a qualcosa o cambiare la direzione della discesa, è un momento di insolita chiarezza e determinazione.
Spero duri.
Voglio che duri.
Qualche sera fa è accaduta una cosa che appunto qui, per non dimenticarla.
Dopo che è accaduta mi sono sentita meravigliosamente bene: perché ho combattuto contro la mia cazzo di tendenza alla rinuncia che ho messo in atto troppe volte. Insomma, ho abbattuto a spallate un muro, e ne sono fiera. Sono fiera di me stessa, sì.
Venerdì 13 febbraio, Bologna.
In un locale a festeggiare il compleanno di Alessia.
Scendo le scale che portano al piano interrato, assieme ad Enrica. Lorena e Leo stanno davanti, e in mezzo, tra noi e loro, un uomo. Alto, pantaloni chiari, maglia bianca. Sulla quarantina, i capelli tra il biondo e il brizzolato.
Si volta, mi guarda.
Lo guardo. Carino.
Scende ancora, gira l'angolo delle scale e si volta, mi guarda. Sorride.
Incuriosita, continuo a scendere, giro l'angolo anch'io.
E' lì, in piedi davanti alla porta del bagno degli uomini. Mi guarda.
Guardandolo, mi avvicino, gli passo davanti, gli sorrido un ciao.
Passo oltre.
Davanti alla cassa, vedo dei cartoncini e mi viene un'idea: pesco dalla borsa una penna e scribacchio velocemente su uno di essi il mio nome e il numero di cellulare.
Con la coda dell'occhio, controllo se lui sia ancora lì.
Non c'è. O è in bagno, o è risalito.
Ad ogni modo, credo non sarà difficile ritrovarlo.
Nel frattempo è arrivato il mio turno: pago.
Si risale.
Chiedo ad Enrica di aiutarmi a cercarlo, vista la mia capacità di non riconoscere mai nessuno.
Siamo tra la zona dei tavoli e la pista, scortate dai due amici di Alessia che ci riaccompagneranno a casa.
Ed è proprio la pista che Enrica mi fa cenno di guardare: eccolo, è lì che balla assieme ad un paio di altri uomini.
Il cartoncino mi brucia in mano mentre passo tra le persone che si dimenano. A cinque metri da lui, e poi tre, due, uno... e ancora due, tre, cinque... merda, mi sto inesorabilmente avviando verso l'uscita.
"Enrica... che cosa faccio?", chiedo consiglio titubante.
"Beh, vai", m'incoraggia lei.
Sento che mi sto bloccando, la tentazione di nascondere quel biglietto in tasca e precipitarmi verso il portone è fortissima.
Ma... ecco la prima spallata al muro. Nella mia testa.
"Tanto mal che vada non lo rivedrò più, giusto?"
E la seconda, che non dico ma che ho ben presente dentro di me: a quanti uomini ho già rinunciato senza batter ciglio, solo per paura di conoscere qualcuno che valesse davvero la pena o di sentirmi amata veramente?
Mi giro, torno indietro.
Con passo leggero mi avvicino a lui, che mi vede. Si ferma, stupito.
Sorrido mentre gli arrivo accanto: "Io sto andando... Sai, non sono di qua, ma domani sarò ancora a Bologna. Se ti va...", gli porgo il cartoncino e avvicino la mano all'orecchio, stendendo pollice e mignolo a simboleggiare la cornetta.
Lui scruta il biglietto, e poi mi guarda.
Ci scambiamo due baci sulle guance, prima che mi allontani.
Felice di non aver ceduto alla mia codardia per l'ennesima volta.
Dopo questo post, ne sono certa, perderò tutti gli amici di Splinder, di Facebook, di tutte le comunità virtuali cui sono iscritta più o meno scientemente, nonché gli amici reali e quelli immaginari.
Gli operatori Sky non mi telefoneranno più, Babbo Natale sorvolerà la mia casa spernacchiandomi mentre le renne si toccheranno.
Berlusconi avrà nuove barzellette da raccontare.
Eccetera eccetera.
Insomma, mi rivolgo a tutti voi: grazie, grazie per essermi stati vicini fino a questo momento. La vostra amicizia e il vostro affetto, le risate fatte assieme, i bei momenti trascorsi ovunque, a fare qualsiasi cosa, l'aiuto che ci siamo scambiati nei reciproci momenti di difficoltà.... non li dimenticherò mai. MAI.
Però vi capisco se, da questo momento, dopo aver visto quel che vedrete, non vorrete più avere niente a che fare con me.
(oh, mi piace questa mia vena melodrammatica! Io continuo, che dite?)
Il punto è questo: qualche giorno fa Hardla ha scritto un post (ecchecazzo, andatevi a vedere anche lui!) in cui, in piena fase di automartellamento dei maroni, postava una foto risalente a fine anni 80 - primi 90 (correggimi pure eventuali imprecisioni) con taglietto di capelli folkloristico.
Il Bieco Dott. Hardla invitava poi i suoi commentatori a fare altrettanto, buttando la questione sull'onore.
E che cavolo! Donna di princìpi sono!
E così mi è venuta quest'idea malsana: perché non andare a recuperare i miei album e ricostruire la mia storia fotografica?
Detto, fatto.
Quella che seguirà è, quindi, una preziosa documentazione della vita di Blixxxa come non avreste mai immaginato di poterla vedere.
Una piccola postilla, prima che vi accingiate a guardare: ci sono dei veri e propri buchi temporali dovuti a due fattori:
1. non sono riuscita a recuperare tutto il materiale;
2. per interi periodi mi sono proprio rifiutata di farmi fotografare.
Accontentatevi quindi di quel che c'è. Che è già tanto, credetemi. Ho dovuto lottare contro i più vari istinti di autoconservazione per riuscire a pubblicare il materiale sottostante.
Beh, vi lascio alla visione. Vi raccomando l'utilizzo dell amodalità slideshow con intervallo di 4 secondi.
Pronti?
Ma pronti veramente?
Allontanate bambini e animali, prima di cominciare, mi raccomando.
Allora si va?
Eh?
Sì?
E allora...
... VIA!
http://picasaweb.google.it/Blixxxabli/KatiaStoriaFotografica#slideshow
Al Presidente degli Stati Uniti d'America
Mr. Barack Obama
c/o Casa Bianca
1600 Pennsylvania Avenue
Washington D.C.
- oppure, nel caso in cui l'insediamento non sia ancora avvenuto,
presso la sua residenza personale
nell'Illinois o quel cazzo che è
o, infine, presso la sede centrale del Partito Democratico
(no, non il PD di Veltroni, ma di quello americano)
Caro Neopresidente Obama,
mi perdoni il tono confidenziale ma è davvero difficile mantenere le distanze da Lei, un Presidente a misura di tutti e che sa ben incarnare la modernità in tutti i suoi aspetti. Giovane e brillante avvocato, marito e padre felice, pur intraprendendo una fulminante carriera politica non si è mai discostato dal popolo, dalla gente comune, e soprattutto da noi giovani. Come non ricordare infatti l'uso innovativo della rete da Lei fatto in campagna elettorale, con la mobilitazione dei suoi sostenitori attraverso Facebook? Magari, chissà, visto che mastica così bene di tecnologie informatiche e mezzi di comunicazione, capiterà in questo blog e leggerà la richiesta che ora sto per farLe.
E' ancora prematuro, lo so, per discutere di problematiche reali; però voglio metterLe una piccola pulce nell'orecchio, in modo che sappia e non dimentichi.
So benissimo che quando occuperà l'incarico più alto dell'esecutivo statunitense avrà innumerevoli questioni da dover dirimere: la crisi economico-finanziaria interna ed internazionale, i rapporti non sempre distesi con gli altri Stati, le minacce di morte da parte del Ku Klux Klan ecc ecc. Comprendo, quindi, che quanto sto per dirLe le possa sembrare, ora, solo la punta dell'iceberg. Ma non sottovaluti, La prego, la gravità della situazione che sto per descrivere. Si ricordi che milioni di persone contano su di Lei, su di Lei, Presidente...
Il punto, e vengo finalmente al sodo, è questo: qui in Italia siamo in mano ai comunisti. Pensi che tragedia di immani proporzioni stiamo vivendo! Pareva che, dopo il crollo del muro di Berlino, lo smantellamento dell'URSS e la progressiva occidentalizzazione dei paesi ex-satelliti dell'Unione Sovietica fosse tutto passato, e invece... Ci guardi bene: noi italiani siamo tutti, senza esclusione, prigionieri politici all'interno di uno Stato in cui le televisioni sono controllate dai comunisti, la magistratura imbavagliata dai comunisti, le cariche più alte dello stato occupate dai comunisti (non si lasci ingannare dalla bonomia del nostro Presidente della Repubblica, quando lo incontrerà: è inequivocabilmente un mangiabambini). Non sarà stupito, dopo essere venuto a conoscenza di questo, di sapere che un malcontento generale serpeggia per l'intero paese: lo Stato assistenzialista di vetusta matrice ormai ha dimostrato il suo fallimento, e imbarca acqua dalle innumerevoli falle apertesi nel sistema. Pensi che, per salvare la faccia e far sì che la colpa di tutto ricada sul governo ora in carica, i comunisti hanno organizzato degli scioperi-civetta assoldando delle comparse (bassa manovalanza cinese e indiana, ovviamente) da far manifestare nelle piazze e nelle scuole... "Tutti giolni involtini plimavela glatis da Listolante Fiole di Loto!", urlano in piazza. Ma nei telegiornali si sentono solo slogan contro la nostra tenace ministra per l'istruzione, contro il ministro per l'economia, della sanità, e il nostro povero ministro del consiglio Silvio Berlusconi. Egli, tra parentesi, sarebbe molto felice di avere presto un incontro con Lei; dice che potrebbe darLe molti utili consigli su come svolgere al meglio il Suo operato. Mi creda, anche se la mia parola non vale niente in confronto a quella dei grandi statisti e consiglieri da cui Lei è certamente circondato: prenda come oro colato qualsiasi cosa uscirà dalla bocca di quell'uomo. Lui sa. E non si scandalizzi se avrà delle uscite estremamente casual ed informali: mi duole dirlo, ma è ancora più avanti di Lei, quando si parla di comunicare da giovane con i giovani, e da (finto) popolano col popolo.
Insomma, non Le voglio rubare del tempo prezioso. Ma non dimentichi che qui la situazione si sta facendo drammatica. Prima o poi, il Suo aiuto si renderà assolutamente necessario.
Lei che sarà presto il capo della nazione più potente del mondo, una nazione che è sempre stata amica della nostra e che già molte volte è venuta in nostro soccorso, dimostrando uno spirito di lealtà ed amicizia senza pari, non dimentichi di gettare un pensiero oltre l'Oceano Atlantico, ogni tanto, e sappia che qui c'è chi ha bisogno di Lei.
Se anche potrà sembrare una soluzione estrema, non esiti a dichiarare guerra all'Italia; che poi, a ben guardare, di basi, nel nostro territorio, ne avete già molte. Sareste quindi avvantaggiati come non mai. E se anche la comunità internazionale dovesse condannare questo atto apparentemente insensato, ricordi che è per una buona causa, e che tutto il Paese, una volta liberato, gliene sarà grato.
Perché i comunisti non mollano, non perdonano, e sono fra noi. Sempre.
Ora devo andare, Presidente. Purtroppo, dopo un tot. di tempo che sono collegata al pc, scattano i controlli automatici della PPC (Polizia Postale Comunista).
Grazie per avermi ascoltata. Sappia che L'aspetto.
Buon Lavoro
Blixxxa

Quand'ero piccola (si parla di elementari o giù di lì) e pensavo al lontanissimo, irraggiungibile, mitico Anno Duemila, calcolavo che avrei avuto 26 anni (ed ora fatevi anche voi i vostri conticini...) ed immaginavo cos'avrei fatto quella fatidica sera.
Nelle mie fantasticherie, mi vedevo fermarmi, in auto, davanti alla casa dei miei, scendere assieme a mio marito e i nostri due figli, recando una scatola di qualche pasticceria fra le mani, suonare il campanello e rimanere lì, per un attimo, ad osservare quella casa in cui ero vissuta e nella quale avevo trascorso dei bellissimi momenti, sospirando di nostalgia ma felicissima della mia perfetta famiglia.
A 26 anni.
E ne avevo una ventina di meno.
Poi, e si parla di medie-primi anni delle superiori, una notte ho sognato di me, di come sarei stata quando avrei avuto una trentina d'anni: mi son vista scendere da una scalinata di un palazzo, di quelle importanti, contornate da balaustre di marmo; indossavo un tailleur verde (gonna al ginocchio e giacca d'ordinanza), avevo i capelli ben pettinati e messi in piega ed un paio di scarpe eleganti. Insomma, una specie di donna in carriera, lady di ferro, nuova-Thatcher.
Anche in questo caso, comunque, ero felice.
A 30 anni.
Ora, posto che i miei sogni erano incredibilmente piccolo-borghesi, che un tailleur con gonna al ginocchio non lo metterei neanche par morte morir, come direbbe mia mamma, che sono felice di aver scoperto la musica dark e di avere dato vita ad una personalizzazione della mia scialba esistenza, senza togliere che di sogni ne ho e continuo ad averne, la cosa che più mi fa sorridere (mmm... magari non proprio sorridere visto che l'avrei presa per il collo e scaraventata contro il muro) è un commento fatto ieri da una supponente ragazzina che, dall'alto dei suoi vent'anni-venti e di una storia di due anni con un coetaneo o poco più, mi ha chiesto con aria perplessa e saccente "Ma perché, pensi ancora che ti sposerai?".