Edgar Mitchell, astronauta della NASA, parte dell'equipaggio dell'Apollo 14, in una rivelazione-shock confessa: gli alieni esistono, hanno avuto contatti con noi, e si presenterebbero come esseri "amichevoli, piccoli e dai grandi occhi".
Non ho fatto a tempo a leggere queste parole che... un'illuminazione improvvisa!
Ho aperto la cartella 'foto', scorso i titoli, cercato febbrilmente, richiuso, riaperto, frugato, il senso di'inquietudine in ascesa, l'ansia, la fibrillazione, finché... ECCOLA!
Ho osservato la foto per bene, per interi minuti.
Dettagli che mi erano sfuggiti, ora mi sono finalmente chiari.
Ho ingrandito, zoomato, cecrato di migliorare la definizione.
E credo di esserne certa.
Uno di qui piccoli, amichevoli esseri dai grandi occhi è in una mia foto...
catarsi, 1

Oggi, finalmente, ho ricominciato a scrivere.
Non parlo del blog, in balìa degli altalenanti stati di forma miei e della mia testolina. Ma di racconti. Perché oggi, per catartizzare un malumore di quelli che non si possono spegnere neanche con un estintore pieno fino all'orlo di polvere ignifuga, mi son detta 'eccecazzo! se non hai voglia di raccontarti in prima persona, almeno scrivici su!'. E così ho fatto. E mi è servito: perché man mano che digitavo sulla tastiera, la testa mi si è alleggerita, mi si è snebbiata la mente, e un peso che avevo lì tra cuore e stomaco è scivolato giù.
E' una sensazione bellissima davvero. Ed è una fortuna senza pari la possibilità di esprimersi e sfogarsi nel modo che si ritenga più appropriato, che sia scrivere appunto, disegnare, suonare uno strumento, andare a correre, cantare e così via. Ricordo alcuni lunghissimi pomeriggi trascorsi impugnando la chitarra e strimpellando furiosamente, le dita sempre più doloranti, cercando di riprodurre le canzoni che più amavo attraverso i 5 accordi che conoscevo ed imbarazzanti abbozzi di arpeggio. Oppure, improvvisavo basi strumentali per le poesie che buttavo giù. Altrettanto forte è stato il trasporto verso il disegno, la pittura. Così come (e lo è ancora) quello per la scrittura.
Con un'unica differenza fra oggi ed il passato: l'intensità.
Ho l'impressione che dieci, quindici anni fa fossi mossa da passioni molto molto più forti di ora. Non stavo bene, di certo, quello no, io adolescente darkettona dall'umore spesso e volentieri plumbeo. Ma, nel bene o nel male mi sentivo comunque viva nel profondo, dentro, fino al midollo. Ora... ora sono molto più consapevole di allora, molto meno travagliata (e per fortuna, oserei dire). Ma per alcuni aspetti, forse, meno intensa.
Anestetizzata dal trascorrere del tempo, dalle comodità, dalle mille cose da fare che mi portano a correre e andare e trovarmi con e...? Spero di no, spero proprio di no.
Forse è semplicemente normale, così, forse fa parte di quel percorso liberamente obbligato che si chiama vita.
Però... però mi trovo spesso a chiedermi se non ci sia un altro modo. Soprattutto quando sono inscatolata nella mia auto mentre vado al lavoro, o quando mi trovo a fare zapping in tivù e sento istantaneamente che i miei neuroni si stanno suicidando, o quando mi trovo in qualche negozio e mi rendo conto che sto acquistando delle cose, le ennesime cose da appendere nel mio armadio, da stipare su qualche scaffale, da riporre in un armadio, al buio.
E' per questo che vivo? E' per questo che sono qui?
Tutto qua?
Voglio un piano B, cazzo. LO VOGLIO.
E ce l'avrei anche: inconsistente, fatto solo di sogni che solo io, IO in prima persona, posso riuscire a realizzare. Ma ce l'ho, oh sì se ce l'ho. E non è, come vagheggiavo un tempo, trasferirmi in qualche paese lontano e vendere collanine su una spiaggia. E' qualcosa che ha a che fare con me, col mio impegno, con la fiducia che posso avere nelle mie capacità. Perché troppe volte ho rinunciato ai mie sogni, per non aver avuto la forza di crederci fino in fondo, per aver detto 'massì, sono solo stronzate', per non aver avuto il coraggio di volare alto, con quell'incoscienza che ammiro molto negli altri ma che mai ho avuto le palle di tirar fuori. Ho sempre pensato che la realizzazione professionale non fosse così importante; ma dopo qualche esperienza lavorativa fallimentare... beh, ho cambiato decisamente idea. Ora, lavoro in un posto decisamente comodo, sono ben retribuita, ho un ottimo rapporto con i colleghi. E lo so che non è poco. Ma qualcosa manca sempre.
Ecco, forse è giunto il momento: di credere in me davvero, con tutte le mie forze. Di provare ad inseguire un mio sogno, di capire se ho qualche qualità.
E mal che vada, ci avrò provato.
I'm pushing an elephant up the stairs
I'm tossing up punch lines that were never there
Over my shoulder a piano falls
Crashing to the ground
I'm breaking through
I'm bending spoons
I'm keeping flowers in full bloom
I'm looking for answers from the great beyond
catarsi, 2

Piccola parentesi SallyCampione, giacché i suoi fans sono molti. Sally in questi giorni ha avuto la tracheite, ha preso i suoi antibiotici, antinfiammatori, sciroppetti vari ed ora sta molto meglio, se non per qualche strascico di inappetenza che, spero, passi presto, ché già è magrolina...
Comunque:
- Sally è ghiotta di lamponi: dopo che le ho fatto assaggiare il primo, raccolto da un cespuglietto che abbiamo in giardino, ha preso ad andarseli a raccogliere da sola
- va d'accordo con i gatti e guarda curiosa le anatre che girano per il canale che ho sotto casa
- ha avuto il suo primo calore e, quindi, ormai è una signorina. Trattatela con rispetto e giù le zampe!
- le piace fare il pisolino pomeridiano davanti alla tivù, guardando vecchi western con mio padre
- le piace anche l'anguria, così come le albicocche. Le pesche invece no e nemmeno il caprino. Va matta per il grana, il pecorino e il provolone
- in questi giorni in cui non è stata molto bene se le si presentava una fetta di prosciutto se la magnava comunque, eccome!
- è troppo intelligente!
- vuole sempre giocare
- la adoriamo tutti, che ve lo dico a fare?
COMUNICAZIONE DI SERVIZIO PER L'ARMATA GENOVESE IN VISITA SABATO: per evitare che mi facciate domande sul Redentore cui sicuramente non saprei dare alcuna risposta sensata, vi consiglio di andare a leggere un po' di cose, tipo qui, qui e qui.
A presto amici!
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| Sori Genova Portofino, maggio 2008 |
Che poi magari di alcuni momenti ti rimangono solo alcuni piccoli dettagli, apparentemente privi di importanza: un odore, un suono, un accadimento minimale.
Per esempio, della Turchia, più che le meraviglie architettoniche di Topkapi o della Moschea Blu, mi rimarrà sempre nel cuore il canto del muezzin alle cinque del mattino. A Parigi, più che di Tour Eiffel o Arc de Triomphe, ho subito il fascino della Grande Arche. E dell'ultima volta in cui sono stata a Londra, prima di Natale, ho un bellissimo ricordo della spettacolare ed elegante funambola vestita di bianco, che mi ha tenuta col naso in su per svariati minuti.
Di questo fine settimana genovese ricorderò soprattutto una cosa: la risacca del mare che mi ha cullata tutte le notti, presenza prepotente e tumultuosa. Tanto che, durante il sonno, sovente mi svegliavo e, nel dormiveglia, mi chiedevo "Ma dov'è il mare?", per poi riaddormentarmi subito non appena prendevo coscienza di quel cupo ed ininterrotto borbottare.
O forse no, forse ricorderò sempre le deliziose focaccette con stracchino e prosciutto. E la farinata, il minestrone alla genovese al profumo di basilico, o i deliziosi purché pesantissimi pansoti alla salsa di noci.
No, non sono manco questi.
Forse... sì! Ce l'ho! La baietta che racchiude Portofino, le sue casette colorate e le barche attraccate in attesa. E la passeggiata fino al faro (o lanterna?), in mezzo ai pini arroccati sulla scogliera e scolpiti in forme improbabili dal vento; il volo dei gabbiani, a pelo d'acqua o alto nel cielo; e il riflesso di un raro raggio di sole sul mare, lucido ed abbagliante.
Eppure mi sfugge qualcosa, lo sento.
Il mio ricordo potrebbe anziché essere quello dei vicoli di Genova, sgarrupati, affollati da tutte le etnie e vagamente decadenti, come in tutte le città di mare. Perché è vero, nelle città di mare si respira un'aria un po' così, di usura e vino e malinconica perdizione e di vita celata gelosamente in qualche angolo buio. Parrebbe naturale veder sbucare, ad ogni angolo, qualche personaggio ai margini della vita, come quelli cantati da De Andrè nelle sue canzoni: la puttana, il matto, il sognatore.
O ancora, e mi sa che stavolta ci siamo, i lunghi aperitivi in riva al mare, fatti di vino, negroni, mojito e stuzzichini in gran quantità. I tentativi di ripararsi dalla pioggia, stringendosi attorno al tavolo e schivando le gocce impazzite che viaggiano quasi orizzontalmente. I discorsi intrecciati, le piccole confidenze, le domande (... quasi sempre le mie
) e le risposte più o meno reticenti (e credibili) degli interrogati. Ed il senso di familiarità ed amicizia che respiro sempre più forte man mano che il tempo passa, ora che son qui in Liguria, tra queste persone che ho la possibilità di vedere raramente, ma che, prima ancora di salutare, mi mancano già.
E cazzo, non volevo finire con questi toni melodrammatici!
Però, insomma... grazie a tutti! Sono stata bene davvero. Siete stati dei disponibilissimi ciceroni, degli ottimi compagni e degli splendidi e generosi amici.
E, se la mia macchinina fotografica maffetta si deciderà a concedere al pc le meravigliose foto che ho fatto, magari riuscirò anche a pubblicarle qui.
Stasera, mentre me ne tornavo da una serata vagamente alcolica piacevolmente trascorsa con un'amica a chiacchierare di noi come mai avevamo fatto, ho sentito questa canzone. Che mi è entrata nella testa come solo alcune canzonette sanno fare. E quindi, giunta a casa, coccolata un po' Sally, mi sono attaccata al pc e l'ho scaricata all'istante.
E' bellissima. Anche il testo.
Anch'io mi sento una piccola anima nuova. Sto imparando moltissimo da quanto mi sta accadendo in questo periodo. Ad essere sincera ho imparato molto negli ultimi anni, da quando ho deciso di mettermi in gioco con volontà e deciso di darmi una mossa e provare a diventare quella che sentivo di essere, che però se ne stava lì sepolta, da qualche parte, in un cantuccetto in penombra. Ottima osservatrice, ma pessima giocatrice.
Anche ora, a volte, l'osservatrice ha la meglio. Ma ci stiamo lavorando.
Questo blog è cura appunto dell'osservatrice, di quella parte di me che si ferma (spesso) a riflettere sulle cose, che ci rimugina su anche più di quanto sarebbe necessario, che magari non dice molto ma che (quasi) sempre si capisce, con calma. E si sente.
Questo blog mi è stato utile, negli anni, a salvare momenti e sensazioni. Qualsiasi post o commento io rilegga, mi affiora subito alla mente in una sequenza rapidissima ciò che provavo e stavo vivendo in quel momento.
Il mio primo post per esempio è di una pochezza disarmante. Eppure, rileggendolo, ricordo per filo e per segno quella notte: la notte in cui ho deciso di aprire questo spazio, mossa dalla curiosità, dalla voglia di ricominciare a scrivere e di imparare ad utilizzare il pc che avevo preso da poco in modi che mi si confacessero. Il momento storico non era di certo dei più positivi: la mia storia d'amore quinquennale era finita malamente; l'umore era pessimo, e per cercare di migliorarlo ero stata in Olanda a seguire un paio di date di concerti degli Afterhours, da sola, ricavandone forse ancor più solitudine e freddo (anche in senso fisico: si gelava lassù!); ero in una fase di piena confusione, insomma.
Ne è corsa di acqua sotto i ponti, da allora... Moltissima. E comprendo perfettamente la metafora dell'uomo che, seduto sulla sponda del fiume, non guarderà mai lo stesso corso d'acqua perché è lui, per primo, a cambiare. Poiché in effetti, almeno in apparenza, nulla nella mia vita è mutato: abito sempre nella stessa casa, lavoro sempre nello stesso posto... Ma sono, io, una persona diversissima.
Già.
Comunque, il mio primo post risale esattamente a due anni fa, ora più ora meno.
E per una che non porta mai a termine alcunché e si stanca subito delle cose, è un bel traguardo davvero!
Buon compleanno e lunga vita allora, Piccola Iena! Sii sempre custode e testimone dei miei pensieri e delle mille facezie che, in modo magari altalenante, qui scriverò.

Oggi ho provato a fare un test per vedere quali sarebbero il mio orientamento politico e soprattutto i miei partiti di riferimento.
Sul mio orientamento politico nessuna sorpresa.
Sui partiti un po' sì.
Pensavo mi sarei collocata vicina al Partito Democratico (yes we can!), e invece ho scoperto di essere una sovversiva!
Il partito a me più affine parrebbe infatti essere il Partito Comunista dei Lavoratori (le mie origini proletarie non mentono); il secondo, quello di Sinistra Critica (dammi tre parole: ecologista comunista femminista).
La cosa bella è che non sapevo nemmeno che queste due formazioni esistessero.
E mò per chi voto? 
Se volete fare il test:
Cari blogger genovesi,
questo appello è per voi.
Aprite bene le orecchie ed ascoltate:
un mio collega (Alcesumuro per la precisione) sta per passare il w.e. di Pasqua a genova (2/3 giorni) con la sua famiglia.
Per fornirvi ulteriori elementi, vi dirò che lui è sui 40, la moglie un po' più giovane, le bimbe hanno rispettivamente 8 e 5 anni.
Di giorno le porteranno all'acquario e alla 'Città dei Bambini' (può essere?).
L'albergo l'hanno trovato.
Il punto che preoccupa maggiormente Alce è però il seguente:
DOVE MINCHIA ANDIAMO A MANGIARE?
Quindi, giro il quesito a voi:
dove gli consigliereste di andare (vanno bene anche le trattorie turistiche con truffa dietro l'angolo e dove si mangi da schifo, tanto mica vi conosce) e che cosa mangiare (inventate pure pseudo piatti tipici che non esistono e che lui si ostinerà ad ordinare a casaccio)?
Chi risponderà con più solerzia e dando i migliori consigli, vincerà una notte con lei:

E se volete impartirgli anche un minicorso di genovese, questo sarà bene accetto (Alcesumuro è convinto che parliate "come i milanesi, ma strascicando di più le parole").
Ou belin!