mercoledì, 22 aprile 2009

Incontri ravvicinati

Edgar Mitchell, astronauta della NASA, parte dell'equipaggio dell'Apollo 14, in una rivelazione-shock confessa: gli alieni esistono, hanno avuto contatti con noi, e si presenterebbero come esseri "amichevoli, piccoli e dai grandi occhi".

Non ho fatto a tempo a leggere queste parole che... un'illuminazione improvvisa!
Ho aperto la cartella 'foto', scorso i titoli, cercato febbrilmente, richiuso, riaperto, frugato, il senso di'inquietudine in ascesa, l'ansia, la fibrillazione, finché... ECCOLA!
Ho osservato la foto per bene, per interi minuti.
Dettagli che mi erano sfuggiti, ora mi sono finalmente chiari.
Ho ingrandito, zoomato, cecrato di migliorare la definizione.
E credo di esserne certa.
Uno di qui piccoli, amichevoli esseri dai grandi occhi è in una mia foto...

 

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venerdì, 18 luglio 2008

Catarsi - 1 e 2

catarsi, 1

Oggi, finalmente, ho ricominciato a scrivere.
Non parlo del blog, in balìa degli altalenanti stati di forma miei e della mia testolina. Ma di racconti. Perché oggi, per catartizzare un malumore di quelli che non si possono spegnere neanche con un estintore pieno fino all'orlo di polvere ignifuga, mi son detta 'eccecazzo! se non hai voglia di raccontarti in prima persona, almeno scrivici su!'. E così ho fatto. E mi è servito: perché man mano che digitavo sulla tastiera, la testa mi si è alleggerita, mi si è snebbiata la mente, e un peso che avevo lì tra cuore e stomaco è scivolato giù.
E' una sensazione bellissima davvero. Ed è una fortuna senza pari la possibilità di esprimersi e sfogarsi nel modo che si ritenga più appropriato, che sia scrivere appunto, disegnare, suonare uno strumento, andare a correre, cantare e così via. Ricordo alcuni lunghissimi pomeriggi trascorsi impugnando la chitarra e strimpellando furiosamente, le dita sempre più doloranti, cercando di riprodurre le canzoni che più amavo attraverso i 5 accordi che conoscevo ed imbarazzanti abbozzi di arpeggio. Oppure, improvvisavo basi strumentali per le poesie che buttavo giù. Altrettanto forte è stato il trasporto verso il disegno, la pittura. Così come (e lo è ancora) quello per la scrittura.
Con un'unica differenza fra oggi ed il passato: l'intensità.
Ho l'impressione che dieci, quindici anni fa fossi mossa da passioni molto molto più forti di ora. Non stavo bene, di certo, quello no, io adolescente darkettona dall'umore spesso e volentieri plumbeo. Ma, nel bene o nel male mi sentivo comunque viva nel profondo, dentro, fino al midollo. Ora... ora sono molto più consapevole di allora, molto meno travagliata (e per fortuna, oserei dire). Ma per alcuni aspetti, forse, meno intensa.
Anestetizzata dal trascorrere del tempo, dalle comodità, dalle mille cose da fare che mi portano a correre e andare e trovarmi con e...? Spero di no, spero proprio di no.
Forse è semplicemente normale, così, forse fa parte di quel percorso liberamente obbligato che si chiama vita.
Però... però mi trovo spesso a chiedermi se non ci sia un altro modo. Soprattutto quando sono inscatolata nella mia auto mentre vado al lavoro, o quando mi trovo a fare zapping in tivù e sento istantaneamente che i miei neuroni si stanno suicidando, o quando mi trovo in qualche negozio e mi rendo conto che sto acquistando delle cose, le ennesime cose da appendere nel mio armadio, da stipare su qualche scaffale, da riporre in un armadio, al buio.
E' per questo che vivo? E' per questo che sono qui?
Tutto qua?
Voglio un piano B, cazzo. LO VOGLIO.
E ce l'avrei anche: inconsistente, fatto solo di sogni che solo io, IO in prima persona, posso riuscire a realizzare. Ma ce l'ho, oh sì se ce l'ho. E non è, come vagheggiavo un tempo, trasferirmi in qualche paese lontano e vendere collanine su una spiaggia. E' qualcosa che ha a che fare con me, col mio impegno, con la fiducia che posso avere nelle mie capacità. Perché troppe volte ho rinunciato ai mie sogni, per non aver avuto la forza di crederci fino in fondo, per aver detto 'massì, sono solo stronzate', per non aver avuto il coraggio di volare alto, con quell'incoscienza che ammiro molto negli altri ma che mai ho avuto le palle di tirar fuori. Ho sempre pensato che la realizzazione professionale non fosse così importante; ma dopo qualche esperienza lavorativa fallimentare... beh, ho cambiato decisamente idea. Ora, lavoro in un posto decisamente comodo, sono ben retribuita, ho un ottimo rapporto con i colleghi. E lo so che non è poco. Ma qualcosa manca sempre.
Ecco, forse è giunto il momento: di credere in me davvero, con tutte le mie forze. Di provare ad inseguire un mio sogno, di capire se ho qualche qualità. 
E mal che vada, ci avrò provato.

I'm pushing an elephant up the stairs
I'm tossing up punch lines that were never there
Over my shoulder a piano falls
Crashing to the ground

I'm breaking through
I'm bending spoons
I'm keeping flowers in full bloom
I'm looking for answers from the great beyond



 catarsi, 2

Piccola parentesi SallyCampione, giacché i suoi fans sono molti. Sally in questi giorni ha avuto la tracheite, ha preso i suoi antibiotici, antinfiammatori, sciroppetti vari ed ora sta molto meglio, se non per qualche strascico di inappetenza che, spero, passi presto, ché già è magrolina...
Comunque:
- Sally è ghiotta di lamponi: dopo che le ho fatto assaggiare il primo, raccolto da un cespuglietto che abbiamo in giardino, ha preso ad andarseli a raccogliere da sola
- va d'accordo con i gatti e guarda curiosa le anatre che girano per il canale che ho sotto casa
- ha avuto il suo primo calore e, quindi, ormai è una signorina. Trattatela con rispetto e giù le zampe!
- le piace fare il pisolino pomeridiano davanti alla tivù, guardando vecchi western con mio padre
- le piace anche l'anguria, così come le albicocche. Le pesche invece no e nemmeno il caprino. Va matta per il grana, il pecorino e il provolone
- in questi giorni in cui non è stata molto bene se le si presentava una fetta di prosciutto se la magnava comunque, eccome!
- è troppo intelligente!
- vuole sempre giocare
- la adoriamo tutti, che ve lo dico a fare?


COMUNICAZIONE DI SERVIZIO PER L'ARMATA GENOVESE IN VISITA SABATO: per evitare che mi facciate domande sul Redentore cui sicuramente non saprei dare alcuna risposta sensata, vi consiglio di andare a leggere un po' di cose, tipo qui, qui e qui.
A presto amici!

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venerdì, 04 luglio 2008

Fenomenologia dello scambio di esse-emme-esse: un’analisi psico-sociologica (che titolo figo, eh?)

Dunque: mi capita di notare già da un po’ di tempo come molte delle mie relazioni sociali a distanza avvengono, in modo preliminare almeno, attraverso lo scambio di sms. Mi spiego meglio: soprattutto con alcune persone, i messaggi hanno sostituito le telefonate, e comunque, in via generale, è molto più frequente telefonarsi al cellulare che al numero fisso. Molti dei miei amici un telefono fisso non ce l’hanno proprio, in verità; o meglio, non ce l’hanno più da quando hanno abbandonato le abitazioni parentali. Ecco perché un breve saluto, una richiesta di informazioni o accordi avvengono per lo più attraverso questa via. Complici di questa dinamica: il non sapere se la persona in quel momento sia libera o no, quindi più o meno in grado di rispondere, e la continua reperibilità delle persone dotate di cellulare.
Ogni tanto, in effetti, ci interroghiamo su come facevamo ad organizzarci per uscire quando i cellulari non esistevano o non erano così diffusi. Eppure ce la facevamo benissimo: ci si chiamava a casa, ci si metteva d’accordo su un luogo e orario di ritrovo (sempre gli stessi: eravamo molto abitudinari), quando si arrivava si aspettavano gli altri senza patemi. Ora, basta che qualcuno sia in ritardo di 5 minuti perché scatti la telefonata di ricognizione.
Comunque.
Mi diverte sempre notare come, nello scambio di sms, ognuno si esprima in un suo particolarissimo modo, a livello di lessico, punteggiatura, approccio generale al mezzo. Da qui, ecco una catalogazione in precise tipologie di utenza riassumibili nei seguenti modelli:
 
- Il Dipendente: per esso, è assolutamente necessario prolungare al massimo lo scambio di sms, introducendo via via nuovi argomenti e ponendo in continuazione domande. Facciamo un esempio: il dipendente e la sua controparte devono accordarsi su dove e quando incontrarsi la sera:
Dipendente: Ciao Amico! Come stai? Confermato per stasera? Dove ci vediamo?
Amico: Sì, confermato. Facciamo al solito posto, alle 9?
D: Va bene. Ci vediamo dentro o fuori?
A: E’ lo stesso. Tanto è un buco, mica ci perdiamo.
D: Chi viene? Solo io e te?
A: Sì. A dopo allora.
D: Ah, pensavo ci fosse anche Tizio… Ma che mangiamo, pizza o ristorante?
A (tentando di tagliar corto perché: a. sta lavorando, b. sta tentando di trombarsi la morosa, c. è alla guida della sua auto con una pattuglia dei Carabinieri alle calcagna, d. ha poco credito e deve fare una telefonata urgentissima): Vediamo poi. Allora a dopo.
D: No, perché se vuoi in alternativa potremmo anche andare in quel nuovo posticino… come si chiama… Adesso cerco in internet.
A: (non risponde)
D (dopo 5 minuti di silenzio): Beh, ci sei o no?
A (dopo mezz’ora di eloquente silenzio): Che c’è?
D: Volevo sapere se era tutto ok. Allora ci vediamo dopo?
A (rimpiangendo di non averlo ancora cancellato dalla rubrica): Sì. Ciao.
D: Ok allora! A dopo! Sono molto contento che ci vediamo.
A (messaggio che vorrebbe spedire ma che per buona educazione non digiterà): Io no. Stronzo.
Il Dipendente viaggia sempre con due cellulari almeno, ciascuno dotato di abbonamento ad una diversa compagnia da utilizzare a seconda del contro-utente, ed attiva due minuti dopo la loro entrata in vigore tutte quelle offerte vantaggiosissime tipo ‘manda tutti gli sms che vuoi GRATIS a soli 50€ al mese!’. Gli amici lo odiano.
 
- Il Telegrafico: evidentemente odia digitare sulla tastiera, e per questo cerca di limitare il numero dei caratteri dei suoi messaggi. Questa fobia generale può tradursi in due diversi comportamenti che danno vita ad altrettanti sottotipi:
a. Il Criptico: ogni tentativo di comunicare con lui via sms è assolutamente inutile. Alle domande “Allora ci vediamo stasera? Dove e quando? Viene anche Marco?”, lui risponderà sinteticamente: “Sì”. Per contenere l’istinto omicida che sale prepotentemente dallo stomaco, l’interlocutore si dedicherà per una mezzoretta allo yoga, prima di decidere di telefonargli.
b. L’Abbreviatore Folle: un messaggio scritto dal soggetto in questione necessita di un’esegesi lunghissima che, comunque, raramente porterà ad una completa comprensione del testo. Un esempio: “Ciao, km stai? Spe ttt bene. Io suX (questa vi sfido a capirla! NdR). C ved prest? X’ poi ho altro app. B pom”. Non si tratta sempre di dodicenni, ahimé.
 
- L’Entusiasta: L’Entusiasta redige gli sms come se non ci fosse un domani, come se non dovesse incontrare il destinatario da lì ad una mezz’ora, come se ogni cosa fosse della massima importanza e debba essere quindi comunicata all’istante. Messaggio tipo: “Ciao! Come stai? Io benone! Sono molto contento che stasera ci vediamo. Hai pensato a dove potremmo andare? A me piace molto quel posticino in cui mi hai portato l’altra volta, hai presente? Quello con i glicini in fiore, dove hai preso la pizza con le noci (che non hai digerito…). Se vuoi ti passo a prendere a casa intorno alle 20.30, che dici? Così mi fai vedere il nuovo mobile del salotto. E poi ti devo raccontare un sacco di cose… Sono molto contento che stasera ci vediamo (l’ha già detto, ma ama ribadire i concetti, NdR). Fammi sapere se è ok!”.
Se l’Entusiasta è anche un Abbreviatore Folle, la crisi di nervi da parte del’interlocutore è in agguato.
 
- Il Puntinista: snervante. Ad ogni gruppetto di parole caccia tre-puntini-tre, non si sa se per dare più pathos o perché soffra di tic al dito indice. Esempio: “Ciao… sono contento che stasera ci vediamo… è proprio una bella occasione per reincontrarci… dove vuoi che ci troviamo… ti passo a prendere io…”. Non conoscendo egli altri segni di interpunzione, risulta un po’ difficile capire se le sue mini-frasi siano domande, affermazioni o altro.
 
- Il Distratto: usa il T9 ma non controlla, in fase di digitazione o post, se quanto scelto automaticamente dal telefono come prima opzione corrisponda alla parola realmente desiderata. Ecco quindi che possono uscire messaggi tipo: “Ai vediamo sui da ne dopo?”, “In bisogno di chiedesti un favore”, “Io ti con” (quest’ultimo messaggio è arrivato realmente ad una mia amica dal suo compagno, NdR). Leggere i suoi messaggi equivale a risolvere una sciarada, ma almeno ci si diverte un po’ e si tengono in allenamento i neuroni.
 
- Il Novello Joyce: non so se abbiate letto L’Ulisse. Io no, a parte qualche stralcio in lingua originale del famoso Flusso di coscienza di Molly. Il Novello Joyce, evidentemente, ha letto e talmente apprezzato l’opera da volerne riproporre il particolare stile: i suoi messaggi sono una fiumana di parole senza interruzione alcuna, da separare nel modo giusto come negli esercizi del sussidiario delle elementari. “Ciao come stai sono molto contento che stasera finalmente riusciremo a vederci qui tutto bene devo raccontarti un sacco di cose sally campione a dopo allora ciao”. Tutto sommato, comunque, non così spiacevole come altri.
 
- Il Faccinoso: lui sì, è spiacevole. Passi l’utilizzo di una faccina ogni tanto, ma non l’abuso di questo ’simpatico’ mezzo di espressione. Esempio: “Ciao! (faccina che sorride) come stai? (idem) ho saputo quello che ti è accaduto ieri (faccina sghignazzante) oggi invece ho avuto una giornata di m… (faccina triste) però dopo ci vediamo, vero? (occhiolino) non ti vestire come l’altra sera (linguaccia) che non voglio fare brutte figure (faccina sghignazzante)”. Forse, suppongono i suoi interlocutori, ama molto l’archeologia, i geroglifici in particolare.
 
- L’Urlatore: L’Urlatore fa seguire ogni frase o segmento di frase da un punto esclamativo. “Ciao! Come stai? Tutto bene? Io bene! Allora ci si vede dopo! Spero che trascorreremo una bellissima serata! Ho voglia di pizza! E poi è estate, possiamo anche sederci fuori se ci va! Non vedo l’ora di vederti! Ho un sacco di cose da raccontarti! Bla bla bla!”. Insostenibile.
Se l’Urlatore è anche un Faccinoso, un Entusiasta o un Abbreviatore Folle l’omicidio è in agguato.
 
- Colui che vuole avere sempre l’ultima parola: last but not least, a noi questo interessante soggetto. La sua tendenza è di prolungare al massimo gli scambi di sms perché vuole, anzi, deve assolutamente essere lui a chiudere la conversazione. La sua tendenza lo rende molto simile al Dipendente, negli effetti, ma i due sono mossi da istinti completamente diversi. Di solito, il suo messaggio conclusivo è un importantissimo “Ok!”.
 
 
 
P.s. So che ora sarete (voi che avete appena letto e che possedete il mio numero di cell) terrorizzati dall’idea di mandarmi un sms, oltre che sospettosi: “Ma si riferiva a me???”. Probabilmente sì, mi riferivo a voi.
Ma sappiate che anch’io non sono esente da difetti: moderatamente Urlatrice, Entusiasta e Distratta (mi fanno notare anche: vagamente Dipendente), possiedo un’altra caratteristica: negli sms devo sempre salutare: all’inizio del primo (“Ciao! Come stai?”) e alla fine dell’ultimo (“Allora a dopo, ciao!”).
Sono molto educata, nevvero?
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mercoledì, 11 giugno 2008

Vita in ufficio, uno scorcio

Nel mio ufficio siamo in sedici (contando anche il nostro capo, che nel nostro ufficio fisicamente non sta più, dato che gli hanno finalmente concesso un bugigattolo tutto per sé. Ma mi fa piacere annoverarlo tra noi, con tutti gli anni che ha trascorso in nostra chiassosa e molesta compagnia). L’età va dai 57 ai 31 anni, con una media intorno ai 35-40 (io sono una tra i più giovani! Per modo di dire). Equa è la divisione tra uomini e donne: 8 e 8. Quasi equa la divisione fra single e accoppiati: 7 i primi, 9 i secondi. Baby boom in atto da qualche anno a questa parte. Fra i secondi. 4 i fumatori, quasi tutte donne. Una di ritorno alle ordinarie mansioni dopo la gravidanza; e quanto al fumo, chissà.
Non siamo tutti presenti contemporaneamente ma lavoriamo a turnazione.
La voglia di recarsi al lavoro, il tenore della giornata ed un consono svolgimento delle mansioni dipendono molto dalla persona (o persone) con cui capiterai in turno. Alzarsi alle 6 di mattina può diventare quasi un piacere se sai che sarai in ufficio con qualcuno di gradevole; come lavorare la notte diventare uno strazio se sei con qualcuno con cui non ti passa proprio più.
Ad ogni modo, tenderei a raggruppare me e i miei colleghi in due tradizionali insiemi:
 
-          Uomini: passione imperante: la tecnologia in tutte le sue declinazioni. Trovarsi in turno solo con due, tre, quattro di loro significa doversi sorbire una serie di dibattiti su (a seconda del periodo): navigatori satellitari e loro prestazioni, telefoni cellulari, auto, computer e affini. Qualche raro excursus verso il Pianeta Gnocca, E-Bay o il mercato immobiliare. Fondamentalmente, due palle.
 
Per un’analisi più approfondita, vediamo ora i vari soggetti uno ad uno:
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lunedì, 19 maggio 2008

Coast to coast

Sori Genova Portofino, maggio 2008

Che poi magari di alcuni momenti ti rimangono solo alcuni piccoli dettagli, apparentemente privi di importanza: un odore, un suono, un accadimento minimale.
Per esempio, della Turchia, più che le meraviglie architettoniche di Topkapi o della Moschea Blu, mi rimarrà sempre nel cuore il canto del muezzin alle cinque del mattino. A Parigi, più che di Tour Eiffel o Arc de Triomphe, ho subito il fascino della Grande Arche. E dell'ultima volta in cui sono stata a Londra, prima di Natale, ho un bellissimo ricordo della spettacolare ed elegante funambola vestita di bianco, che mi ha tenuta col naso in su per svariati minuti.
Di questo fine settimana genovese ricorderò soprattutto una cosa: la risacca del mare che mi ha cullata tutte le notti, presenza prepotente e tumultuosa. Tanto che, durante il sonno, sovente mi svegliavo e, nel dormiveglia, mi chiedevo "Ma dov'è il mare?", per poi riaddormentarmi subito non appena prendevo coscienza di quel cupo ed ininterrotto borbottare. 
O forse no, forse ricorderò sempre le deliziose focaccette con stracchino e prosciutto. E la farinata, il minestrone alla genovese al profumo di basilico, o i deliziosi purché pesantissimi pansoti alla salsa di noci. 
No, non sono manco questi.
Forse... sì! Ce l'ho! La baietta che racchiude Portofino, le sue casette colorate e le barche attraccate in attesa. E la passeggiata fino al faro (o lanterna?), in mezzo ai pini arroccati sulla scogliera e scolpiti in forme improbabili dal vento; il volo dei gabbiani, a pelo d'acqua o alto nel cielo; e il riflesso di un raro raggio di sole sul mare, lucido ed abbagliante. 
Eppure mi sfugge qualcosa, lo sento.
Il mio ricordo potrebbe anziché essere quello dei vicoli di Genova, sgarrupati, affollati da tutte le etnie e vagamente decadenti, come in tutte le città di mare. Perché è vero, nelle città di mare si respira un'aria un po' così, di usura e vino e malinconica perdizione e di vita celata gelosamente in qualche angolo buio. Parrebbe naturale veder sbucare, ad ogni angolo, qualche personaggio ai margini della vita, come quelli cantati da De Andrè nelle sue canzoni: la puttana, il matto, il sognatore.
O ancora, e mi sa che stavolta ci siamo, i lunghi aperitivi in riva al mare, fatti di vino, negroni, mojito e stuzzichini in gran quantità. I tentativi di ripararsi dalla pioggia, stringendosi attorno al tavolo e schivando le gocce impazzite che viaggiano quasi orizzontalmente. I discorsi intrecciati, le piccole confidenze, le domande (... quasi sempre le mie  ) e le risposte più o meno reticenti (e credibili) degli interrogati. Ed il senso di familiarità ed amicizia che respiro sempre più forte man mano che il tempo passa, ora che son qui in Liguria, tra queste persone che ho la possibilità di vedere raramente, ma che, prima ancora di salutare, mi mancano già.

E cazzo, non volevo finire con questi toni melodrammatici!

Però, insomma... grazie a tutti! Sono stata bene davvero. Siete stati dei disponibilissimi ciceroni, degli ottimi compagni e degli splendidi e generosi amici.
E, se la mia macchinina fotografica maffetta si deciderà a concedere al pc le meravigliose foto che ho fatto, magari riuscirò anche a pubblicarle qui.

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giovedì, 15 maggio 2008

Anima Nuova, Piccola Iena

Stasera, mentre me ne tornavo da una serata vagamente alcolica piacevolmente trascorsa con un'amica a chiacchierare di noi come mai avevamo fatto, ho sentito questa canzone. Che mi è entrata nella testa come solo alcune canzonette sanno fare. E quindi, giunta a casa, coccolata un po' Sally, mi sono attaccata al pc e l'ho scaricata all'istante.
E' bellissima. Anche il testo.
Anch'io mi sento una piccola anima nuova. Sto imparando moltissimo da quanto mi sta accadendo in questo periodo. Ad essere sincera ho imparato molto negli ultimi anni, da quando ho deciso di mettermi in gioco con volontà e deciso di darmi una mossa e provare a diventare quella che sentivo di essere, che però se ne stava lì sepolta, da qualche parte, in un cantuccetto in penombra. Ottima osservatrice, ma pessima giocatrice.
Anche ora, a volte, l'osservatrice ha la meglio. Ma ci stiamo lavorando.
Questo blog è cura appunto dell'osservatrice, di quella parte di me che si ferma (spesso) a riflettere sulle cose, che ci rimugina su anche più di quanto sarebbe necessario, che magari non dice molto ma che (quasi) sempre si capisce, con calma. E si sente.
Questo blog mi è stato utile, negli anni, a salvare momenti e sensazioni. Qualsiasi post o commento io rilegga, mi affiora subito alla mente in una sequenza rapidissima ciò che provavo e stavo vivendo in quel momento.
Il mio primo post per esempio è di una pochezza disarmante. Eppure, rileggendolo, ricordo per filo e per segno quella notte: la notte in cui ho deciso di aprire questo spazio, mossa dalla curiosità, dalla voglia di ricominciare a scrivere e di imparare ad utilizzare il pc che avevo preso da poco in modi che mi si confacessero. Il momento storico non era di certo dei più positivi: la mia storia d'amore quinquennale era finita malamente; l'umore era pessimo, e per cercare di migliorarlo ero stata in Olanda a seguire un paio di date di concerti degli Afterhours, da sola, ricavandone forse ancor più solitudine e freddo (anche in senso fisico: si gelava lassù!); ero in una fase di piena confusione, insomma.
Ne è corsa di acqua sotto i ponti, da allora... Moltissima. E comprendo perfettamente la metafora dell'uomo che, seduto sulla sponda del fiume, non guarderà mai lo stesso corso d'acqua perché è lui, per primo, a cambiare. Poiché in effetti, almeno in apparenza, nulla nella mia vita è mutato: abito sempre nella stessa casa, lavoro sempre nello stesso posto... Ma sono, io, una persona diversissima.
Già.

Comunque, il mio primo post risale esattamente a due anni fa, ora più ora meno.
E per una che non porta mai a termine alcunché e si stanca subito delle cose, è un bel traguardo davvero!

Buon compleanno e lunga vita allora, Piccola Iena! Sii sempre custode e testimone dei miei pensieri e delle mille facezie che, in modo magari altalenante, qui scriverò.

new soul

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martedì, 15 aprile 2008

Le ultime volontà di Blixxxa

No, tranquilli, non è successo niente.
Però è bene che metta le mani avanti ed un paio di cosine su monitor, perché non so se da domani avrete ancora mie notizie. Ora vi dico perché.
 
Fra poco più di 24 ore scatta la mia partenza per la Turchia. Un bel viaggetto da incasellare in un periodo pieno e anche vagamente stressante: perché ci sono il lavoro; il corso d'inglese (in azienda); la piccola Sally da accudire e da portare a scuola, dal veterinario ecc...; la casa da sistemare; le pratiche per l'assicurazione da far firmare (causa tamponamento con carrozzieri slovacchi; colpa loro, eh!); la partenza da organizzare (credo riuscirò a preparare la valigia solo stasera... ARGH!); il tempo libero da gestire al meglio con vari eventi mondani da incastrare.
 
Secondariamente, i risultati delle elezioni di oggi. Io non ce la posso fare a sopravvivere ad altri cinque anni di Silvio. Sappiatelo.
 
Infine, i recenti fatti di cronaca (qui), a causa dei quali tutti mi vedono già in mano ad un'orda di rapitori e terroristi (meravigliose in questo senso le esortazioni di mia mamma: "Mi raccomando: non uscite la sera, non prendete taxi, non prendete taxi la sera!". Oppure gli amici: "Che non ti venga in mente di girare vestita da sposa; pare che lì non gradiscano". Ah. Ah. Ah)
 
La morale di tutto questo? Non so se tornerò dalla Turchia. Per mia volontà (sto pensando seriamente di espatriare - causa S.B.; io provo a chiedere asilo politico, che ne dite? Inoltre, pare che ad Istanbul ci sia un consistente numero di scapoli d'oro...) o a causa di eventuali atti terroristici, rapimenti, morte violenta, ed altri eventi ameni come questi sopra citati.
Insomma, le possibilità di un mio rientro in Italia sono date dai bookmakers inglesi 5:1. Ed è per questo che voglio lasciarvi le mie ultime volontà. E' importante, seguitemi.
 
Allora, il primo pensiero va necessariamente alla mia piccola Sally cicci-bu. A lei lascio tutti i miei averi, in particolar modo l'orsetto e la pecorella di peluche, il libro Io e Marley (nominerò un narratore che, sera dopo sera, gliene legga un capitolo), e i DVD de La carica dei 101 e di Lilli e il vagabondo. Ancora, vorrei che alla sua cuccia fosse appesa la foto (incorniciata ed autografata) in cui le sto tirando una pallina da tennis, in memoria dei bei tempi in cui giocavamo insieme nei prati, nel tepore del sole. Infine, vorrei che, al compimento dell'anno di età, le venisse recapitato il seguente messaggio da parte mia: "Piccolina, lo sai che la tua mamma ti vuole tanto tanto bene e ti aspetta nel Grande Giardino dei Cagnolini per stare nuovamente assieme, tu ed io, io e te. Però vorrei farti una piccola raccomandazione, per il tuo bene e la tua futura vita di giovane e graziosa cagnetta. Ecco, sì, brava, alza per bene le orecchiette e ascoltami. Se vuoi che un cane ti si pigli non devi fare la stronza! Non puoi continuare così, a fargliela annusare per poi far finta di niente e fuggire lontano, riavvicinandoti quando ti pare più opportuno! Non si gioca con... eh? Che dite? Che è esattamente così che si fa? E che... ma che cacchio c'entra che io sia single...??? AH! Ho capito! Dovrei fare anch'io come lei?!? Ok, cancelliamo tutto. Sally, amore della mamma, saggia cagnetta, continua pure a zoccoleggiare in giro. Sono molto fiera di te."
 
Ai miei genitori, vorrei dire: se in mia assenza farete diventare Sally un salsicciotto con le zampe, non ve lo perdonerò mai.
 
Ai miei eventuali rapitori turchi: dunque, se, come spero, vorrete sfamarmi nei lunghi giorni di prigionia, sappiate che sono intollerante al glutine e ai latticini, ed il kebab lo preferisco senza cipolla. Alla lunga, almeno, sicuramente sì. E ricordate che, anche se tenterete di spacciarmi per una delle vostre donne vestendomi con quei lunghissimi abiti-tunica e coprendomi il capo, la mia vertiginosa altezza vi tradirà di certo. Al massimo, potreste portarmi in qualche campeggio e farmi passare, così agghindata, per una tenda canadese. Un po' di squaraus invece lo gradirei, grazie: ho da buttar giù quei 3-4 kg che ho misteriosamente messo su durante l'inverno. Se mi faceste mangiare frutta fresca contaminata e bere acqua di torrente ve ne sarei molto molto grata.
 
Infine, a chiunque stia leggendo questo post: vi prego, cercate in ogni modo di dissuadere i miei dall'utilizzare (per eventuali servizi nei tg, per gli articoli di giornale, per i necrologi ecc.) qualsiasi mia foto in loro possesso. Semplicemente perché la più recente risale tipo al 1988. Quelle più attuali si trovano nel desktop del mio pc, cartella 'foto'. Magari scelgo le migliori e le metto per bene in evidenza. Ma che nessuno si sogni di ripescare nel mio torbido passato, ché da piccola ero veramente un cesso.
 
Ecco, ora posso partire tranquilla. Tutto è stato disposto.
Vi saluto con un melodrammatico addio, amici cari! E' stato bello conoscervi
 
 
(Si fa per sdrammatizzare, eh! Ci rileggiamo fra un paio di settimane. Ciaoooo!)
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sabato, 05 aprile 2008

Politiche 2008? Mah...

Oggi ho provato a fare un test per vedere quali sarebbero il mio orientamento politico e soprattutto i miei partiti di riferimento.
Sul mio orientamento politico nessuna sorpresa.
Sui partiti un po' sì.
Pensavo mi sarei collocata vicina al Partito Democratico (yes we can!), e invece ho scoperto di essere una sovversiva!
Il partito a me più affine parrebbe infatti essere il Partito Comunista dei Lavoratori (le mie origini proletarie non mentono); il secondo, quello di Sinistra Critica (dammi tre parole: ecologista comunista femminista).
La cosa bella è che non sapevo nemmeno che queste due formazioni esistessero.
E mò per chi voto?

Se volete fare il test:

 

Elezioni 2008. Io sono qui. E tu dove sei?

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sabato, 15 marzo 2008

SOS! Ripeto SOS!

Cari blogger genovesi,
questo appello è per voi.
Aprite bene le orecchie ed ascoltate:
un mio collega (Alcesumuro per la precisione) sta per passare il w.e. di Pasqua a genova (2/3 giorni) con la sua famiglia.
Per fornirvi ulteriori elementi, vi dirò che lui è sui 40, la moglie un po' più giovane, le bimbe hanno rispettivamente 8 e 5 anni.
Di giorno le porteranno all'acquario e alla 'Città dei Bambini' (può essere?).
L'albergo l'hanno trovato.
Il punto che preoccupa maggiormente Alce è però il seguente:

DOVE MINCHIA ANDIAMO A MANGIARE?

Quindi, giro il quesito a voi:
dove gli consigliereste di andare (vanno bene anche le trattorie turistiche con truffa dietro l'angolo e dove si mangi da schifo, tanto mica vi conosce) e che cosa mangiare (inventate pure pseudo piatti tipici che non esistono e che lui si ostinerà ad ordinare a casaccio)?

Chi risponderà con più solerzia e dando i migliori consigli, vincerà una notte con lei:

Premio

E se volete impartirgli anche un minicorso di genovese, questo sarà bene accetto (Alcesumuro è convinto che parliate "come i milanesi, ma strascicando di più le parole").

Ou belin!

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