L'oroscopo del mio segno di qualche giorno fa (no, non uno di quegli oroscopi fighi ammantati da un'aura new age esoterica ed esistenzialista, ma uno di quelli da giornalino gratuito distribuito nelle stazioni della metro o, in una città tipo Venezia, alle fermate dei vaporetti), l'oroscopo, insomma, recitava: Gemelli, anche se a volte cercate la quiete, poi, quando la ottenete, vi annoiate da morire, perché in realtà nel caos ci sguazzate benissimo!
Parafrasando senza ritegno, ma il concetto è quello.
E comunque, è stata una sorta di illuminazione!
Perché è vero che, anche se mi sembra di perdere la tramontana, di annaspare cianotica alla ricerca di un punto cardinale sensato, di sgretolarmi come mercurio scappato via da un termometro rotto, io nel caos mi diverto, mi sento viva.
Non lo so gestire molto bene, spesso e volentieri, ma lo preferisco di gran lunga alla media ponderata di un quieto tran tran.
Salvo lamentarmi che il quieto tran tran è esattamente quello che vorrei.
Per poi, se per caso questo si trovi a sopraggiungere, scapparne via a gambe levate.
E così il cerchio si chiude e si riapre di continuo.
Ed io mi beo della mia mutevole e incostante condizione.
A volte mi trovo io stessa fastidiosa, e so che posso risultarlo agli altri. So che posso rompere le balle, con i miei sì ma no ma forse, lo so benissimo.
Ma non ci sono malizia, premeditazione o disonestà nel mio divenire.
Non sono un punto fermo, anche se di punti fermi ne ho più di quanti io creda.
E molti ancora ne vorrei, ma con brio.
Per alcuni aspetti, sarebbe bene che il mio caos lo disciplinassi, onde non incorrere in crisi isteriche ogni volta che cerco qualcosa che non so proprio bene dove io abbia riposto.
Tralasciando l'aspetto più pragmatico della questione, però, mi chiedo se non sarebbe il caso anche, forse, di rivedere un po' il mio ambito relazionale, soprattutto con l'altro sesso. Sarà mica un caso che fugga a gambe levate dai Bravi e Buoni Ragazzi e vada sempre ad impelagarmi con i Magnetici e Fascinosi Gigioni? Che dai primi io fugga in preda agli sbadigli, e che dai secondi venga mollata come un cane in autogrill nel giorno di Ferragosto?
Mmmmm...
... è che, uffa, mi piace avere qualcuno di brillante vicino, qualcuno che mi stimoli, solletichi la mia curiosità e mi faccia fare un sacco di cose interessanti.
Un uomo-agenzia-di-viaggi, in quattro parole.
Con cui, però, ahimé, di solito dura pochissimo. Per volontà sua.
Mentre col Bravo e Buon Ragazzo dura altrettanto pochissimo. Ma per volontà mia.
Insomma, quel che spero è di trovare un giusto equilibrio fra i due, prima o poi.
E fra quiete e caos, in generale.
Edgar Mitchell, astronauta della NASA, parte dell'equipaggio dell'Apollo 14, in una rivelazione-shock confessa: gli alieni esistono, hanno avuto contatti con noi, e si presenterebbero come esseri "amichevoli, piccoli e dai grandi occhi".
Non ho fatto a tempo a leggere queste parole che... un'illuminazione improvvisa!
Ho aperto la cartella 'foto', scorso i titoli, cercato febbrilmente, richiuso, riaperto, frugato, il senso di'inquietudine in ascesa, l'ansia, la fibrillazione, finché... ECCOLA!
Ho osservato la foto per bene, per interi minuti.
Dettagli che mi erano sfuggiti, ora mi sono finalmente chiari.
Ho ingrandito, zoomato, cecrato di migliorare la definizione.
E credo di esserne certa.
Uno di qui piccoli, amichevoli esseri dai grandi occhi è in una mia foto...
Quand'ero piccola, ero evidentemente molto timida.
E mi vergognavo un sacco a pronunciare una parola che, per me, aveva un significato prettamente peccaminoso. Una parola che costituiva nella mia mente l'anticamera del sesso (a ben guardare, non avevo esattamente tutti i torti).
La parola in questione era: gambe.
La Regina Vittoria sarebbe stata molto fiera di me.
Oggi ho trovato, e letto, questa notizia in uno di quei giornaletti gratuiti che distribuiscono in giro. provate a dare un'occhiata anche voi:
Ventidue anni e otto mesi di carcere per Tatiana Mitrean, 23 anni, la colf di Marzio Colturani, il medico milanese ucciso durante una rapina a casa sua lo scorso 13 novembre. La donna è stata ritenuta l'ideatrice del colpo che fu messo a segno da un gruppo di persone delle quali una è latitante.
Sapete cosa mi ha colpito? La totale mancanza nell'articolo di riferimenti all'etnia dei protagonisti. Perché Tatiana Mitrean è moldava, come pure i complici di rapina ed uccisione. Ed è giusto così, non vedo perché star lì ogni volta a mettere l'accento sulla provenienza dei protagonisti dei fatti di cronaca: se uno è un assassino, è un assassino, se ha violentato una donna è un violentatore, che sia rumeno, keniota, cingalese, messicano. O italiano.

Quand'ero piccola (si parla di elementari o giù di lì) e pensavo al lontanissimo, irraggiungibile, mitico Anno Duemila, calcolavo che avrei avuto 26 anni (ed ora fatevi anche voi i vostri conticini...) ed immaginavo cos'avrei fatto quella fatidica sera.
Nelle mie fantasticherie, mi vedevo fermarmi, in auto, davanti alla casa dei miei, scendere assieme a mio marito e i nostri due figli, recando una scatola di qualche pasticceria fra le mani, suonare il campanello e rimanere lì, per un attimo, ad osservare quella casa in cui ero vissuta e nella quale avevo trascorso dei bellissimi momenti, sospirando di nostalgia ma felicissima della mia perfetta famiglia.
A 26 anni.
E ne avevo una ventina di meno.
Poi, e si parla di medie-primi anni delle superiori, una notte ho sognato di me, di come sarei stata quando avrei avuto una trentina d'anni: mi son vista scendere da una scalinata di un palazzo, di quelle importanti, contornate da balaustre di marmo; indossavo un tailleur verde (gonna al ginocchio e giacca d'ordinanza), avevo i capelli ben pettinati e messi in piega ed un paio di scarpe eleganti. Insomma, una specie di donna in carriera, lady di ferro, nuova-Thatcher.
Anche in questo caso, comunque, ero felice.
A 30 anni.
Ora, posto che i miei sogni erano incredibilmente piccolo-borghesi, che un tailleur con gonna al ginocchio non lo metterei neanche par morte morir, come direbbe mia mamma, che sono felice di aver scoperto la musica dark e di avere dato vita ad una personalizzazione della mia scialba esistenza, senza togliere che di sogni ne ho e continuo ad averne, la cosa che più mi fa sorridere (mmm... magari non proprio sorridere visto che l'avrei presa per il collo e scaraventata contro il muro) è un commento fatto ieri da una supponente ragazzina che, dall'alto dei suoi vent'anni-venti e di una storia di due anni con un coetaneo o poco più, mi ha chiesto con aria perplessa e saccente "Ma perché, pensi ancora che ti sposerai?".
Mi hanno sempre fatto sorridere quei segnali in codice che noi automobilisti ci facciamo con gli abbaglianti per comunicarci l'un l'altro la presenza di qualche pattuglia di polizia o carabinieri appostata nell'ombra, in agguato, l'autovelox pronto a colpire.
Segno di una sorta di solidarietà fra simili, di una certa qual furberia tipicamente italiana, e, a ben vedere, anche di una scarsa considerazione verso lo Stato, le sue norme e sanzioni.
Perché, eh già, fregare lo Stato è uno dei massimi imperativi per molti: evitare di emettere scontrini e fatture, trovare il modo di evadere le tasse o il canone RAI, di fottere le assicurazioni, di rendersi invisibili alle autorità, aggirandole e spernacchiandole da dietro facendo un poco elegante gesto dell'ombrello.
E poi ci sono questi camerateschi sfarfallii riconosciuti in tutta la penisola: "Pattuglia in vista, rallenta!".
A me fanno tenerezza, lo ammetto. Sarà perché di solito siamo tutti così incuranti degli altri, individualisti e pronti a girare la testa dall'altra parte, che un gesto (forse moralmente discutibile) come questo è comunque, a modo suo, un piccolo segnale di appartenenza e generosità.
Avete già visto molte foto di me. E questi sono i miei piedi, toh: complice un gioco con altre blogger non ho remore a buttarveli un po' in pasto:

Di solito non amo mostrarli, e anche in estate tendo a viaggiare con scarpe chiuse invece che indossare sandali, infradito ecc. E in genere sono per il basso profilo (un po' per tutto ciò che mi riguarda, in realtà): ossia non amo molto ostentare, mettere in mostra, accentare alcune parti del mio corpo, soprattutto se non mi piacciono. Per esempio, non mi si vedrà mai con una camicia o maglietta scollata (anche perché, credetemi, c'è davvero ben poco da mostrare); mai le gambe scoperte: solo qualche paio di bermuda ogni tanto, in estate, ma poco sopra il ginocchio; e in inverno, gonne sì, ma abbinate a stivali o anfibi. Mai, come in questo caso, unghie laccate e raramente, appunto, i piedi scoperti.
Però oggi l'estetista mi ha convinta. E io avevo voglia di farmi convincere.
E così... voilà!, ecco il risultato.
E sapete che mi piace?
Credo che per 3-4 giorni almeno avrò voglia di girare perennemente con i piedi al vento, e di esibirli fieramente al mondo.
I miei piedoni.
Sia mai che qualche feticista si innamori di loro? 
P.s. Ovviamente, da solita sbadatona, ho già combinato il primo disastro: sono andata a sbattere con due dita contro un muretto e ho scheggiato appena lo smalto. Ma perché? PERCHE'??? Sgrunt.
P.s.2 Per il resto tutto ok. E' proprio estate...
P.s.3 Secondo voi... come starebbe Sally con lo smalto...?
Finalmente ho capito perché io non riesca a trovare (o tenere, quando lo trovo) uno straccio di uomo:
ho perso tutte le mie abilità in cucina!!!
Ora, non dico che prima ero Vissani. Per carità. Però me la cavavo egregiamente. Una buona cena riuscivo ad imbastirla, sfornavo dolci e pizze a profusione - che erano perfetti a livello di profumo, doratura e sapore (vabbè, forse sto esagerando e non erano così perfetti. Ma quasi... quasi), avevo un sacco di idee fantasiose che riuscivo a mettere in pratica a meraviglia.
Ed ora?
Ora sono una chiavica.
Quando ho un numero di ospiti superiore a 1, vado nel pallone. Di solito la cosa che mi riesce meglio è cannare completamente le dosi: nel senso che mi sembra sempre che quanto sto preparando sia poco e allora aggiungo, raddoppio, moltiplico le quantità. Trovandomi poi a mangiare per giorni e giorni lo stesso piatto, che a furia di essere riscaldato diventa una sbobba disgustosa. Oppure, presa dal panico e dalla responsabilità di avere due, tre, quattro cose che stanno andando sul fuoco contemporaneamente, mi incasino: ne sorveglio una a vista come neanche un secondino di Alcatraz con Al Capone, lasciando bruciare le altre; oppure, rendendomi conto che sono troppo tesa, esco a fumare una sigaretta, rientrando in casa precipitosamente richiamata da questo odorino di cibo attaccato alla pentola.
La mia specialità, poi, è non rispettare le dosi. Un esempio (giusto a caso): mettiamo che debba fare un dolce al cioccolato, o i bussolai (biscotti veneziani di pasta frolla). La ricetta ovviamente prevederà una certa quantità di zucchero, farina, uova, burro. Seguendo a vanvera la mia vena creativa, io improvviso: credendo di saper riconoscere la giusta consistenza di un impasto, non peso la farina, trovandomi di solito ad esagerare e a trovarmi a rimestare un amalgama dalla consistenza del bitume. Riverso nella terrina acquazzoni di amaretto di Saronno, sfornando poi torte altamente etiliche. Se la ricetta prevede 200 gr di burro ed io ne ho un panetto da 250, lo metto tutto, pensando "massì! Che sarà mai mezzo etto in più? E poi al limite aggiungo altra farina". Con risultati, appunto, disastrosi.
In tutto questo, ho capito una cosa; anzi, due:
1. d'ora in poi i miei inviti a pranzo o cena avverrano solo d'estate, quando potrò esibire gran piatti di prosciutto e melone o caprese.
2. la genetica non è un'opinione. Chissà da chi avrò preso?