L'invidia non è un sentimento molto nobile, a detta dei più.
Chi lo nutre non ha un attimo di pace, guarda continuamente agli altri cercando di carpire cosa essi abbiano più di lui, o lei, e cercando, in uno slancio famelico, di appropriarsene. Che siano oggetti, stati d'animo, persone stesse.
L'invidia può far corrugare le sopracciglia nel penoso sforzo di capire cosa mai sarà quel bagliore che luccica intorno a qualcuno, che lo rende brillante come l'oro. E mentre si cerca di biasimare quell'oro, denigrandolo in peltro, si cerca comunque di arraffarne una scaglia, una favilla, ché non si sa mai.
L'invidia fa vivere in una costante corsa, in una competizione senza fine che non si sa bene dove possa portare, a chi faccia bene e a chi invece possa nuocere. A chi è oggetto d'invidia o a chi la coltiva nel cuore?
Esiste anche, però, un'altra forma di invidia, più leggera e, se vogliamo, positiva. E' quell'invidia che fa apprezzare cose fatte da altri, o loro caratteristiche e qualità; che accende nello stomaco una scintilla di desiderio, che fa provare la sana voglia di replicare un qualcosa di bello, in prima persona.
Ecco, spero sia con questa seconda forma d'invidia che guarderete la
MERAVIGLIOSA SELEZIONE DI FOTO SCATTATE DA BLIXXXA IN AUSTRALIA
NELL'ALBUM PROPOSTO QUI SOTTO:
| Australia |
E spero che vedere (anche se in foto non rendono) quegli stessi splendidi paesaggi che ho visto io vi faccia mettere le ali al cuore e venir voglia di viaggiare. Proprio in Australia, magari, paese in cui, da parte mia, già tornerei, all'istante. O ovunque voi vogliate, tempo, ferie e crisi economica permettendo.
Comunque, ho cercato al massimo di contenere gli scatti, spero di non annoiarvi.
Buona visione!
Con 8 giga o giù di lì di foto da scaricare.
Con un'abbronzatura approssimativa, tenuta a bada (laggiù) da abbondanti spalmate di una potente crema solare protezione 50 (visto il terrorismo messo in atto per scongiurare il cancro alla pelle), che tende a sbiadire di minuto in minuto.
Poca voglia di tornare ai consueti ritmi lavoro-tempo libero-amici.
Molta voglia di novità.
E moltissimi bei ricordi.
In un ambiente domestico che non collabora al reinserimento nella routine (dove cazzo avrò messo il mio badge, la tessere COOP e quella Feltrinelli, prima di andare via??? Oh, è tutto oggi che li cerco... boh...).
Tre giorni per riabituarmi al fuso orario (fallimento su tutti i fronti), per fare un po' di altre scoperte su di me (successo pieno), per colmare una fame atavica che sembra avermi presa da quando ho rimesso piede sul suolo natio (altro successo, pure dal punto di vista peso-forma, incredibilmente).
Quattro lavatrici di roba da stendere, asciugare, stirare. Con calma, ché tanto sono vestiti estivi e non servono subito. Magari servissero ora!
Ho ritirato fuori guanti e maglioni, dopo essermi gelata nell'aria fredda delle prime passeggiate con Sally.
E il vago rammarico di non aver visto la neve caduta nei primi giorni dell'anno.
Ho ridato vita alla buona abitudine di fare una bella colazione al mattino.
E un sacco di progetti e speranze.
E insomma, l'Australia.
Immagino che tutti vorrete sapere del viaggio. Di com'è andata, se io abbia visto tutti gli animaletti che l'enorme continente regala, e magari anche i famosi surfisti delle spiagge si Sydney e Melbourne. Come sia stato guidare contromano, se abbia fatto un sacco di foto-Hardla, e se abbia visitato Uluru/Ayers Rock, e Sydney e il West. Se l'acqua scenda nel gorgo dello scarico in senso orario o antiorario (non lo so, non ho guardato!), se avrò mangiato carne di coccodrillo e di orango-tango due piccoli serpenti e l'aquila reale, come sia stata la convivenza con la mia logorroica compagna di viaggio. E forse anche altre cose che sapete solo voi.
Vi dico solo questo, per ora.
E'. Stato. Un. Viaggio, Al. Di. Là. Di. Ogni. Aspettativa.
Desiderato a lungo e con ogni forza.
Assaporato goccia a goccia, chilometro dopo chilometro, duna dopo spiaggia dopo eucalipto dopo grattacielo. Se vi è chiara l'idea.
Pelli scottate dal sole e acque turchesi e terra rossa e deserto.
Gli skyline delle città, immersi nel sole, nell'aria limpida, nel tramonto (pochi, invero, quelli visti a causa della meravigliosa tradizione mutuata dalla Vecchia Madre Gran Bretagna di cenare ben presto, tipo alle 6-7 di sera).
L'accento aussie strascicato e cordiale, così come le persone.
Gli occhi tristi degli aborigeni.
I versi striduli dei pinguini, il koala che avrei potuto tranquillamente prendere in braccio tanto mi era vicino, i delfini tristi di Monkey Mia, i canguri in posa per la foto, l'echidna attraversatrice indomita, le otarie stese a riposare dopo la grande pesca.
Il cuore mi balla dalla felicità se penso a tutti quei meravigliosi animaletti.
La notte che per un pelo siamo riuscite a trovare da dormire, mentre stavamo prendendo confidenza con l'idea di dormire in auto.
Il terribile impatto col Vegemite, specie di crema spalmabile al gusto dado-da-cucina, che sono riuscita ad addomesticare (Dedee, prendi nota) solo se abbinata ad abbondante burro su raisin bread (ta-dà!).
La colonna sonora: Doors, Hallelujah di Leonard Cohen sentita ovunque e in mille rivisitazioni, il didgeridoo e quel pirla di Kid Rock.
E un "keep smiling, you've got a great smile" che mi ha scaldato il cuore per un attimo.
E poi potrei dirvi che... e anche che...
Ma per ora basta, che Sally reclama la mia presenza.
E magari farei pure meglio a ritrovare il badge, visto che stasera si torna al lavoro.
Le foto sì, però!, promesso.
Non tutti gli 8 giga, ok.
Sarò buona.
A presto!
Ero indecisa su quale colonna sonora adottare per incorniciare al meglio questo post e descrivere le atmosfere salentine che mi hanno ospitata negli ultimi giorni. Da un lato, Vieni a ballare in Puglia del divertente Caparezza, dall'altro Lu rusciu de lu mare, canzone popolare dai toni intensi e sofferti.
Ho scelto la seconda. Sarà che descrive appieno quella che è la sensazione da malinconia del ritorno, sarà che davvero non riesco a togliermela dalle orecchie, allo stesso modo in cui, nei giorni scorsi, non ho potuto non resistere alla crema al caffé, o al caffé in ghiaccio con latte di mandorla, io che il caffé non lo bevo MAI.
Che dire del Salento e di queste vacanze in generale? Che sono stata benone: relax al sole; bagni in un mare limpido che quassù, nelle spiagge vicine a casa, mai potrò trovare; cibo delizioso, dalle orecchiette alle cime di rapa scodellate nelle sagre paesane ai menu di pesce gustati nei vari ristorantini; ottime le compagne di viaggio, e carinissimi i ragazzi conosciuti laggiù. E, beh, insomma, ci voleva proprio una settimana così.
(sospirone rilassato)
Sono ancora un po' sballottata dalla dozzina di ore di macchina che io e le altre ragazze ci siamo sorbite per tornare quassù a nord in notturna (finalmente una partenza intelligente degna di questo nome!). Per cui, accontentatevi di una minimale colonna sonora e di qualche foto. Ah sì, una precisazione per i maschietti: vi innamorerete tutti di Marzia e Vanessa (lo so, sono molto carine). Ma il numero NON VE LO DO, quindi inutile che chiediate. Sgrunt.
Pronti? Via.
Colonna sonora
E foto
| Salento, 16-23 ago 08 |
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| Sori Genova Portofino, maggio 2008 |
Che poi magari di alcuni momenti ti rimangono solo alcuni piccoli dettagli, apparentemente privi di importanza: un odore, un suono, un accadimento minimale.
Per esempio, della Turchia, più che le meraviglie architettoniche di Topkapi o della Moschea Blu, mi rimarrà sempre nel cuore il canto del muezzin alle cinque del mattino. A Parigi, più che di Tour Eiffel o Arc de Triomphe, ho subito il fascino della Grande Arche. E dell'ultima volta in cui sono stata a Londra, prima di Natale, ho un bellissimo ricordo della spettacolare ed elegante funambola vestita di bianco, che mi ha tenuta col naso in su per svariati minuti.
Di questo fine settimana genovese ricorderò soprattutto una cosa: la risacca del mare che mi ha cullata tutte le notti, presenza prepotente e tumultuosa. Tanto che, durante il sonno, sovente mi svegliavo e, nel dormiveglia, mi chiedevo "Ma dov'è il mare?", per poi riaddormentarmi subito non appena prendevo coscienza di quel cupo ed ininterrotto borbottare.
O forse no, forse ricorderò sempre le deliziose focaccette con stracchino e prosciutto. E la farinata, il minestrone alla genovese al profumo di basilico, o i deliziosi purché pesantissimi pansoti alla salsa di noci.
No, non sono manco questi.
Forse... sì! Ce l'ho! La baietta che racchiude Portofino, le sue casette colorate e le barche attraccate in attesa. E la passeggiata fino al faro (o lanterna?), in mezzo ai pini arroccati sulla scogliera e scolpiti in forme improbabili dal vento; il volo dei gabbiani, a pelo d'acqua o alto nel cielo; e il riflesso di un raro raggio di sole sul mare, lucido ed abbagliante.
Eppure mi sfugge qualcosa, lo sento.
Il mio ricordo potrebbe anziché essere quello dei vicoli di Genova, sgarrupati, affollati da tutte le etnie e vagamente decadenti, come in tutte le città di mare. Perché è vero, nelle città di mare si respira un'aria un po' così, di usura e vino e malinconica perdizione e di vita celata gelosamente in qualche angolo buio. Parrebbe naturale veder sbucare, ad ogni angolo, qualche personaggio ai margini della vita, come quelli cantati da De Andrè nelle sue canzoni: la puttana, il matto, il sognatore.
O ancora, e mi sa che stavolta ci siamo, i lunghi aperitivi in riva al mare, fatti di vino, negroni, mojito e stuzzichini in gran quantità. I tentativi di ripararsi dalla pioggia, stringendosi attorno al tavolo e schivando le gocce impazzite che viaggiano quasi orizzontalmente. I discorsi intrecciati, le piccole confidenze, le domande (... quasi sempre le mie
) e le risposte più o meno reticenti (e credibili) degli interrogati. Ed il senso di familiarità ed amicizia che respiro sempre più forte man mano che il tempo passa, ora che son qui in Liguria, tra queste persone che ho la possibilità di vedere raramente, ma che, prima ancora di salutare, mi mancano già.
E cazzo, non volevo finire con questi toni melodrammatici!
Però, insomma... grazie a tutti! Sono stata bene davvero. Siete stati dei disponibilissimi ciceroni, degli ottimi compagni e degli splendidi e generosi amici.
E, se la mia macchinina fotografica maffetta si deciderà a concedere al pc le meravigliose foto che ho fatto, magari riuscirò anche a pubblicarle qui.
P.s.2 Una menzione speciale va ai Blixxxa's Parents. Dopo essersi tanto preoccupati per la mia incolumità, una volta che ho girato l'angolo... nisba. Mi hanno mandato tre-messaggi-tre nelle due settimane in cui sono stata via. Uno di questi recita (testualmente): "Ricevuto messaggio noi tre* bene oggi non ha piovuto sally campione ciao tutte due".
Un'altra volta invece, dopo che sono stata costretta a chiamarli pur di avere un qualche straccio di loro notizia, mia mamma mi fa: "Ah sì, il papà voleva telefonarti ieri ma poi si è messo ad imbottigliare il vino".
Grazie tante per la considerazione.
* noi tre = loro due e Sally
Aggiornamento della mezzanotte: beccatevi le prime foto. Alla seconda scheda penserò domani. Notte.
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| Istanbul - Cappadocia |
Pubblicate anche foto rimanenti. Purtroppo, non so perché, si son tutte mescolate. Quindi, ci sarà da saltellare un po' tra la Cappadocia e gli ultimi giorni ad Istanbul. Abbiate pazienza!
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| Istanbul - Cappadocia 2 |







